Sono settimane che sto rimandando sempre ciò che leggerete. Rimandavo perché avevo paura e ho ancora paura adesso. Vi anticipo già che farò la sintesi su molte cose perché alcune le ho dimenticate ed altre non mi sento di affrontarle adesso.
Credo sia importante dare una breve spiegazione riguardo a chi sono per chi non mi conoscesse bene. Mi chiamo Tiziano e ho 23 anni. Ho vissuto per 14 anni negli Stati Uniti dove ho svolto le elementari e le medie. Ho avuto la possibilità di trascorrere diverse estati qui in Italia. Dopo che ho finito la terza media ed eravamo venuti qui in Italia i miei hanno deciso di separarsi. Purtroppo la questione della separazione non è stata semplice perché per anni mio padre ha desiderato più di qualsiasi cosa strappare i miei fratelli ed io da nostra mamma e quindi sono stati tirati in ballo gli avvocati. Non vi dico quanti soldi sono stati spesi inutilmente dietro ad una cosa che si sarebbe potuta risolvere molto più semplicemente. Mio padre ad un certo punto ha avuto anche il coraggio di dire che nostra mamma ci stesse influenzando a non voler stare con lui che non era assolutamente vero. In due diverse occasioni mi ricordo che ero dovuto andare a parlare con una psicologa. Tutta questa cosa della separazione e della psicologa è avvenuta su un arco esteso di tempo.
Quando eravamo negli Stati Uniti mia mamma aveva scoperto di avere una malattia bruttissima ossia il cancro al seno. Mi ricordo quando andavo alle medie che spesso mia mamma non riusciva neanche a venire a cena dal dolore che aveva. Vedevo che mia mamma stava male, ma non capivo come mai. Negli ultimi anni che feci le medie negli Stati Uniti tra mia mamma e mio padre era come se si fosse instaurato un muro impenetrabile; non si parlavano più e spesso litigavano. Rammento che una sera dopo che avevano litigato avevo visto mia mamma piangere. Quando le ho chiesto perché stesse piangendo mi ha detto che non era niente. Dopo che i miei si sono separati mio padre tornò negli Stati Uniti, mentre invece mia mamma rimase con me e i miei fratelli qui in Italia. A causa di ciò che accadde con il tribunale, iniziai ad odiare sempre di più mio padre. Non capivo perché ci voleva tanto strappare da nostra mamma, visto che sapeva che facendo così avrebbe portato mia mamma alla morte. Incominciai a discutere pesantemente al telefono con lui. Tante delle nostre chiamate finirono che ci urlavamo di tutto perché non lo sopportavo.
Riguardo invece alla scuola in prima liceo le cose andarono bene, però notai già delle differenze chiare tra i miei compagni ed io. Oltre al fattore linguistico che diverse volte mi ha bloccato nel parlare e nello scrivere, mi sentivo proprio una persona diversa rispetto a loro. In seconda le cose iniziarono a prendere una piega peggiore; nonostante ciò riuscì comunque ad andare bene a scuola. In terza liceo sprofondai in una crisi nera che peggiorò notevolmente in quarta. Riguardando adesso indietro a quegli anni io ci ho dato un nome a quel periodo, un nome che conoscerete tutti: la depressione. A scuola mi prendevano regolarmente in giro per come mi vestivo, anche se a me sembrava di vestirmi normalmente. Mi insultavano per come camminavo, per la musica che ascoltavo, il modo che avevo di parlare etc. Purtroppo i miei compagni non si sono fermati alla violenza psicologica, ma più volte sono arrivati a picchiarmi e a farmi del male.
Io cercavo sempre di nascondere tutto e fingere che stavo bene perché non sapevo a chi rivolgermi. Sentivo che nessuno mi avrebbe potuto aiutare o capire a sufficienza. Mi chiusi sempre più in me stesso, sperando che qualcuno avrebbe visto quanto stavo male e che mi avrebbe in qualche modo ‘salvato’ dalla realtà che stavo vivendo. Per me diventò normale sentirmi dire che ero omosessuale, anche se non ne capì mai la ragione dietro ciò perche non lo ero. Molte volte di notte mi sono ritrovato a piangere da solo e la mattina mi svegliavo con la faccia che mi bruciava dal pianto e dal dolore che mi portavo dentro. Speravo sempre che un giorno mi sarei svegliato e che sarebbe stato tutto un brutto incubo. Più volte ho pensato di volermi suicidare lanciadomi dalla finestra perché non ce la facevo più a vivere da quanto stavo male. Pensai che se mi fossi fatto male e fossi finito in ospedale per sempre non sarei mancato a nessuno perché intanto mi odiavano tutti troppo.
Come potrete immaginare, in quarta fui bocciato e la dovetti ripetere. Negli ultimi tre anni del liceo l’anno in cui fui bocciato, l’anno che dovetti ripetere e la quinta) ci sono state diverse volte che i professori hanno visto cosa mi stava succedendo, ma nonostante ciò non sono mai intervenuti in modo duraturo da mettere a tacere quello che mi stava accadendo. Anzi in più occasioni ridevano e scherzavano anche loro con i miei compagni, mentre io mi sentivo umiliato dentro. Rammento una volta in particolare che misi a piangere a scuola perché non riuscivo più a studiare o a fare niente. Un’altra volta, dopo che finì la scuola, uscì e andai a farmi un giro, mentre mi ascoltavo la musica. Mi ricordo quel giorno come se fosse ieri in quanto non riuscì nemmeno ad arrivare alla mia destinazione che scoppiai di nuovo a piangere. Al pomeriggio avrei avuto una verifica di recupero di matematica/fisica e sapevo che sarebbe andata male.
Alla mia scuola offrivano il sportello per lo psicologo per chi desiderasse parlarci.
Mi era stato consigliato di andarci per il dolore che avevo subito a causa di mio padre e la separazione. Io avrei dovuto parlare di quello che subivo a scuola, ma tutte le volte non ci riuscivo mai. Quando tornavo in classe i miei compagni mi chiedevano sempre cosa fossi andato a dire e quindi avevo paura di andare a raccontare le cose alla psicologa perché non volevo che la mia situazione potesse peggiorare ancora di piu. Difatti l’unica volta che mi permisi di andare a dire a mia madre cosa stava succedendo a scuola, lei partì, andò subito dal preside e le cose non finirono bene; quindi decisi di non dirgli più niente e di tenermi le cose per me.
Anche a casa la situazione era diventata molto pesante. Litigavo spesso con mia mamma o con mia sorella e poi mi rinchiudevo nella mia stanza con il dolore dentro. Mi succedeva che avevo degli scatti d’ira e poi passavo ad una tristezza grandissima dove mi sentivo un fallito più del solito. Gli anni passarono ed io tirai su dei muri sempre più alti con la mia famiglia tra cui anche i miei nonni e i miei zii. Non mi fidavo di nessuno e mi sentivo in colpa sempre per quello che succedeva. Mi ricordo che un Natale non lo trascorsi nemmeno con la mia famiglia. Lo passai in centro a Genova a vagare chiuso nella mia disperatezza. Tutte le volte che promettevo a me stesso che sarei cambiato tornavo sempre indietro sui miei passi e divenne un ciclo infinito.
In quinta liceo cercai di impegnarmi in modo maggiore, sapendo che ormai ero vicino al traguardo finale e poi finalmente sarei stato libero. Per la prima parte dell’anno andai a scuola normalmente e l’anno successivo fu il 2020 quando il Covid irruppe nella nostra vita qui in Italia e la sconvolse totalmente. Seguivo le lezioni su Google meet e provai davvero a rimanere al passo. Nel triennio andai molto bene di storia, filosofia, italiano ed inglese ovviamente; infatti furono le materie alle quali ci dedicai più tempo anche all’ultimo anno. Per la maturità preparai una presentazione powerpoint e poi risposi a diverse domande sul percorso svolto nelle diverse materie
durante l’anno.
Per me al liceo è diventata molto fondamentale la musica in quanto mi permetteva di pensare ad altro oltre a ciò che mi stava affliggendo. Ascoltavo artisti come Tedua, Bresh e molti altri; infatti tanti rapper e cantanti che ascoltavo in quel periodo li ascolto ancora adesso. In terza iniziai anche a scrivere e per me fu un altro modo per svuotare le mie incertezze, le mie tristezze e anche ciò che pensavo in generale del mondo sulla carta. Ci tengo a ‘sfatare un mito’ per alcuni ed è che la depressione per me non significava solo piangere. Ho avuto molti momenti felici che però erano sporcati sempre da questo cosiddetto demone della depressione che mi opprimeva sempre.
Negli anni del liceo ebbi anche la possibilità di conoscere diverse ragazze. Nella mia mente depressa e distaccata da ciò che era la realtà io cercavo in loro l’affetto. L’amore io lo vedevo come un modo per anestetizzare il dolore delle esperienze che stavo vivendo. Mi accorsi troppo tardi che quello che provavo nei confronti di queste ragazze non era amore, ma un senso d’angoscia con un velo sottile d’amore sopra. Nessuno mi doveva niente e questo me ne rendo conto, ma io spesso mi ritrovavo ad aiutarle se avevano bisogno per la scuola, soprattutto d’inglese. Le aiutavo e nella mia mente speravo sempre che anche loro avrebbero aiutato me a superare quello che erano i miei problemi; invece si accanirono su di me, come gli altri miei compagni e anche loro mi presero in giro in continuazione. Nonostante ciò io ci credevo sempre perché non sapevo cosa altro fare apparte cercare di chiedere aiuto.
Fuori dalla scuola non mi trovai mai persone che potessero definirsi amici, ma piuttosto conoscenti buoni. Tutte le mie ‘relazioni’ sentivo che fossero tormentate da quelle che avevo con i miei compagni a scuola. Vorrei anche sottolineare che a scuola più volte io tentai di oppormi a quello che mi stava accadendo, ma ero da solo contro tutti praticamente, e quindi ogni volta mi dovetti rassegnare al mio destino. Mi sentivo sbagliatissimo e mi sentivo anche che se fossi stato più come gli altri magari mi avrebbe accettato maggiormente. Avrei voluto essere una persona diversa, una persona normale e soprattutto avrei voluto essere accettato per quello che ero. Arrivai anche a cercare di imitare i miei compagni nei loro atteggiamenti e nei loro modi di fare perché avrei voluto essere e sentirmi come loro. Non funzionava mai niente di tutto ciò che provavo e questo mi faceva sempre più pensare che nessuno mi avrebbe mai voluto per la persona che ero davvero.
Nel 2020 successero due cose fondamentali. Intanto conobbi la mia ragazza, la mia auri stupenda e a Dicembre mi iscrissi per il servizio civile nazionale. Nei prossimi paragrafi spiego meglio entrambi. Tre anni fa io ed Auri ci siamo conosciuti. All’inizio ci sentivamo solamente tramite Instagram; dopo un paio di mesi lei mi diede il suo numero di cellulare e quindi iniziammo a sentirci anche tramite whatsapp. Il febbraio dell’anno successivo io glielo dissi via messaggio che mi piaceva e che la amavo. Siccome io abito in provincia di Genova e lei in provincia di Mantova, c’eravamo messi insieme in modo non ufficiale. Dopo 5 mesi abbiamo avuto l’occasione di vederci in giornata il 15 di giugno e quindi ci siamo fidanzati ufficialmente. Auri è la luce della mia vita. Fin da quando ci siamo conosciuti ho sempre visto qualcosa di diverso in lei rispetto ad altre ragazze del mio passato. È una persona unica al mondo e non potrei essere più contento di starci insieme. Credo che tutti dovrebbero avere ‘un’auri’ nella propria vita.
Ai miei occhi Auri è davvero stupenda sia a livello estetico, sia a livello interiore. Ha un modo di fare che vedo sempre che ci mette il cuore in tutto ciò che fa. E molto empatica e si rende disponibile se qualcuno ha bisogno. Più delle volte quando scherziamo tramite messaggio ride quasi sempre alle mie battute stupide. Parliamo di tutto ciò che ci circonda dalla nostra famiglia alle notizie che succedono nel mondo e molto altro. Quando abbiamo la possibilità di vederci in videochiamata sono sempre stra-felice perché mi sento accettato e amato veramente. Spesso accade che magari risponda alla videochiamata con i capelli sciolti e mi sembra veramente di vedere un angelo sceso dal cielo, piuttosto che un essere umano. Aldilà delle videochiamate durante il giorno ci scriviamo sempre e cerchiamo di stare insieme il più possibile. Il nostro sogno sarebbe quello di andare a vivere insieme un giorno e ci crediamo davvero con tutto il nostro cuore che riusciremo a realizzarlo. Nonostante l’età e la distanza che ci ‘divide’ noi abbiamo sempre cercato di superare questi fattori con la forza dell’amore che contraddistingue la nostra relazione bellissima.
Riguardo al servizio civile, feci l’iscrizione a Dicembre nel 2020, e l’anno successivo a fine aprile incominciai la mia avventura all’interno della Croce Verde di Bogliasco. Rammento ancora che non ero molto sicuro perché non pensavo che sarei stato abbastanza bravo. Il mio lavoro’ consisteva di andare insieme ad un dipendente o un volontario e portare la gente a fare le visite all’ospedale oppure feci anche moltissime dimissioni di gente dalle Rsa a casa. I mesi passarono e a me piaceva davvero tanto il servizio civile; nel mio cuore mi sentivo utile alla comunità e alle persone che avessero bisogno. Ho avuto anche la fortuna di aver conosciuto della gente fantastica; infatti con diverse persone sono rimasto in ottimi rapporti tuttora, nonostante non sono piu in Croce. Mi piaceva talmente tanto ciò che facevo che nel 2022 al termine dell’anno di servizio civile decisi di prolungarlo e ho continuato ancora per 6 mesi a svolgere servizi per la Croce Verde. Il 30 Novembre dell’anno scorso fu l’ultimo giorno del servizio civile.
Vorrei fare un passo indietro e ritornare sul rapporto con la mia famiglia. Negli anni l’unica persona all’interno del mio contesto familiare con cui ebbi un buon rapporto fu con la mia bisnonna; ogni volta che andavo a casa sua parlavamo di come andava la scuola e anche di tante altre cose. Sentivo che era tra le poche persone nella mia vita che mi vedeva per quello che ero, e non per la persona che avrebbe voluto che fossi. Nel 2021 è venuta a mancare; pochi giorni prima che morì ero andato a casa sua a trovarla. Era a letto che non riusciva ad alzarsi e diceva cose senza senso. C’è stato un momento in cui eravamo solamente io e lei; sottovoce gli ho chiesto di non andarsene perché sennò non avrei avuto più nessuno. Avevo le lacrime che scendevano dagli occhi perché pensavo ai nostri momenti insieme, trascorsi insieme a parlare del più e del meno. Ho una foto di lei al suo centesimo compleanno. Speravo che la mia bis-nonna ce l’avrebbe fatta in ospedale ed invece pochi giorni è volata su in cielo.
I rapporti con gli altri componenti della mia famiglia erano iniziati a peggiorare già da quando ero in quarta/quinta, e con il tempo divennero sempre più difficili. Mi sentivo sempre meno compreso e più lontano che mai da tutti. Oltretutto io ho sempre avuto una grandissima sensibilità e fragilità dentro; percepivo che nessuno capisse quanto fosse presente dentro di me. Quando la mia bisnonna se n’è andata la rottura fu ancora più profonda con la mia famiglia, mentre la fiducia, l’amore e la stima per Auri aumentarono moltissimo. Auri riusciva e riesce ancora adesso a colmare tantissimi vuoti nella mia vita. In tutti i miei periodi bui che avevo bisogno mi ha ascoltato e mi dava sempre dei consigli. Auri ha visto i miei lati fragili e cercava di farmi comprendere quanto fosse importante esprimersi e parlare delle cose.
Purtroppo la mia sensibilità del passato in seguito a molte cose avvenute incomincio a trasformarsi in odio, rabbia e mancanza di fiducia verso un po tutti. Principalmente l’odio e la rabbia li manifestavo con Auri perché era la persona con cui mi confidavo di più. Moltissime volte mi ritrovavo che mi venivano degli attacchi d’ansia per delle cose che mi diceva oppure mi sentivo che non mi stesse aiutando a sufficienza quando invece lei ci ha sempre messo tutto stessa per farlo. Per me era diventato un meccanismo automatico: mi veniva un attacco d’ansia, poi avevo il momento di rabbia che spesso durava ore/giorni e poi la tristezza/ senso di colpa che mi assaliva perché sentivo di aver sbagliato tutto e che Auri non si meritasse di stare con me. Durante il momento di tristezza molte volte ho pensato di volermi suicidare oppure di farmi del male per farmi ricoverare in ospedale. Tutto questo meccanismo lo mettevo in pratica, chiudendomi totalmente nei suoi confronti. Non riuscivo a pensare ad altro perché vedevo solo la rabbia, la tristezza oppure il mio senso di colpa.
Auri provò a convincermi inutilmente per mesi e mesi di andare da un psicologo, ma io le dicevo sempre che sarei migliorato con il tempo. Nella mia testa penso fossi riluttante di andare dalla psicologa a causa dell’esperienza brutta che mi era avvenuta al liceo. Finalmente l’autunno dell’anno scorso mi convinsi che avevo bisogno di uno psicologo anche perché gli attacchi d’ansia erano molto frequenti e sentivo che mi stavano logorando molto mentalmente. Mi rivolsi ad un centro a Genova e feci io incontri con una psicologa che mi aiutarono molto a capire quello che stavo vivendo e soprattutto mi fecero anche pormi delle domande sui miei atteggiamenti in molte occasioni. Alla fine di questi io incontri la psicologa mi disse che il mio problema era l’ansia che mi stava bloccando. Mi suggerì di andare da uno psicologo per fare psicoterapia, ma alla fine dopo 4 incontri e diverse vicissitudini accadute per me spiacevoli con questo psicologo recentemente ho deciso di non andarci più. Siccome non mi volevo dare per vinto ho cercato su internet se ci fosse qualche associazione che desse la possibilità di incontrarsi con un gruppo e poter parlare; Giovedì avrò il mio primo incontro.
Attraverso la scrittura ho scelto di sfogare il dolore del passato, ma vorrei anche raccontarvi del mio presente. Grazie agli incontri con la psicologa ho notato dei miglioramenti nella mia persona e mi fanno piacere; ciò non toglie che la mia situazione attuale resta comunque molto complessa. Non ho autostima praticamente e mi fido poco di me stesso e dei doni che mi sono stati dati. Aurora ha sempre cercato di invogliarmi a seguire i miei sogni, come quello della scrittura tra le tante cose. Per esempio, lei spesso mi dice che ho una voce bellissima quando canto; io onestamente credo faccia schifo. Auri non ha mai smesso neanche per un giorno di spingermi a realizzare i miei sogni e non avete idea quanto mi renda felice avere una persona che ci creda così tanto in me. Oltre ad Auri ho anche due o tre amicizie sulle quali posso contare; sono persone straordinarie a cui ho raccontato più o meno quello che ho vissuto e mi hanno ascoltato e consigliato al meglio. Gli voglio veramente bene perché mi sono stati e mi stanno ancora adesso molto vicino.
Tutti i giorni io provo sempre a superare le mie ansie, i miei dubbi, e le mie insicurezze. Spesso mi sembra di non essere un’unica persona, ma due persone diverse. Per rendervi questa idea più chiara mi viene in mente la storia di Dr Jekyll e Mr Hyde. Dr Jekyll rappresenta l’io ‘normale’, mentre invece all’interno di Mr Hyde c’è tutto quell’odio, quella tristezza, quella rabbia e quelle ansie che mi porto dietro. Purtroppo mi sono reso conto che mi ci sono abituato all’ansia, come anni fa mi abituai alla depressione e all’angoscia. Sento che i miei dubbi e le mie incertezze toccano qualsiasi aspetto della mia vita, e ovunque vado me le trascino dietro, come delle catene. Tuttora mi ritrovo che preferisco di più la solitudine rispetto a voler stare con le persone perché quando sono da solo mi sento nella mia zona protetta; l’unica persona che vorrei avere accanto sempre e Auri sinceramente in quanto con lei sento che posso essere me stesso al 100% senza nessun tipo di filtro. Da un paio di mesi sto tentando di aprirmi maggiormente con la mia cerchia ristretta di amici.
Io non mi sono mai sentito una persona normale e questo lo penso ancora. Mi sento di essere un ragazzo troppo diverso rispetto a quello che sono tutti gli altri e questo mi fa sentire solamente più isolato. Lo so che alla fine è un isolamento voluto ed infatti questo concetto della zona protetta rappresenta uno delle cose che le posso vedere in due modi. La mia serenità la ritrovo visitando la mia bellissima Zena oppure girando per la provincia di Genova, scattando foto ai paesaggi oppure alla natura. Un’altra cosa che mi dà tranquillità è ascoltare la musica, come avevo già menzionato precedentemente. lo spero sempre che potrò crearmi la mia strada in questo mondo e riuscire a vivere una vita dove mi sento felice di chi sono e di quello che faccio. Non potete immaginare quanti sogni ho nel cassetto, ma ho paura a provare a darmi da fare perché parto con la mentalità che intanto fallirò e che i miei sforzi non saranno serviti a niente.
Mi è capitato in più momenti di riflettere sulla possibilità di ripartire da zero e con una vita nuova. Mi mancano parecchie cose a livello di persona come un senso di autonomia e di sicurezza interiore e quindi spererei di ottenerle, dipingendo la mia vita con i miei colori. Mi sono stufato di stare male e far star male Auri. Credo che dovrei accettare più parti di me invece che combatterle; queste cose brutte di me le combatto in quanto sono le cose che mi creano rabbia ed io non vorrei averle dentro, come altri sentimenti. Per me è come se fosse un grande sistema piuttosto che vederle come cose da affrontare individualmente. Vorrei sottolineare che
Auri mi è stata molto accanto, ma anch’io l’ho aiutata in diverse situazioni.
Purtroppo anche lei ha avuto delle difficoltà con i suoi compagni di classe e i suoi genitori e quindi mi faceva piacere starle vicino e farle sentire la mia presenza, come ancora succede adesso.
Uno dei miei pensieri ricorrenti nel passato quando andavo al liceo era che un giorno mi sarei svegliato diverso oppure che tutto l’odio e la violenza sarebbe sparita e quindi io sarei potuto essere felice. Per tanto tempo avevo anche pensato di denunciare i miei compagni e portarli in tribunale per quello che mi avevano fatto; alla fine non feci nulla, perché volevo solo che finisse tutto. Probabilmente l’avrò già scritto, ma ci tengo a ripetere che non vorrei assolutamente fare la vittima in nessun modo; anzi il vittimismo è proprio uno dei miei grandi problemi. Per me e ‘facile’ ammettere certe cose riguardo ai miei comportamenti, ma riuscire a cambiare sento veramente che sia impossibile in certe giornate. Sento che non potrò mai migliorare sufficientemente per essere contento di me stesso e quindi ci rinuncio.
A mio avviso sulla tematica della salute mentale, come su altri aspetti, ritengo che l’Italia sia ancora indietro; questo è dovuto al fatto che c’è ancora troppa poca comprensione nei confronti di chi ha realmente bisogno. Tantissimi ragazzile si chiudono in loro stessi perché sentono che gli mancano delle figure di riferimento nella vita su cui potersi appoggiare e quindi si tengono tutto dentro. Spesso magari un adulto o un genitore capita che l’ansia la vede solo come una parola e quindi invece che aiutare un ragazzo/a o il proprio figlio/a è più facile che dica “Eh ma vedrai che ti passa” o “Ma dai cosa vuoi che sia?”.
Ovviamente sto generalizzando molto per cercare di far passare il punto del mio discorso. In questa Italia ci vorrebbero persone più ‘formate’ su come aiutare i ragazzi a crescere una vita che sia la loro; aiutare non vuol dire manipolare.
Tornando ai miei sogni nel cassetto che mi piacerebbe fare ci sarebbe quello di creare un luogo dove i ragazzi potrebbero riunirsi, parlare, studiare, ascoltare la musica oppure rivolgersi a persone come psicologi/ psicoterapeuti e parlare dei loro problemi e che potrebbero sentirsi sicuri che dall’altra parte verrebbero ascoltati, ma anche consigliati al meglio. Lidea centrale di questo mio luogo sarebbe proprio il concetto di stare insieme, persone con vite diversissime tra di loro che si riuniscono in un luogo solo e percepiscono proprio che non sono soli e che ci sono altre persone, come loro, che hanno bisogno. Mi piacerebbe anche tenere degli incontri nelle scuole e parlare delle mia esperienze personali, nella speranza che potrebbero essere di conforto ad altre persone. Sarà stupido, ma a volte spero che riuscirei a parlarne sulla tivù/radio del mio passato, come anche del bullismo.
Ci tenevo ad aprire una parentesi riguardo a me ancora. Prima ho scritto che l’anno scorso a fine Novembre ho finito il servizio civile regionale. Ad Aprile ho iniziato un corso di contabilità finanziato dalla regione a Genova e mi piace moltissimo. Questo corso dura 6 mesi e in pratica consiste di 300 ore di lezione in classe e 300 ore di stage presso un’azienda oppure uno studio. Fino alla fine di Giugno sarò ancora in classe e poi per tutto il mese di Luglio sarò in stage. A fine corso ci sarà da sostenere un’esame e se andrà bene avrò il mio attestato. Ad inizio Aprile la tutor che ci segue aveva detto che i ragazzi dell’anno scorso che avevano fatto il corso come noi li avevano assunti tutti in diverse aziende/studi. Mi auguro che questo corso possa andare bene perché ci tengo parecchio.
Uno degli ultimi temi sul quale ci tengo a soffermarmi era quello della pagina. Ormai sono mesi e mesi che un po’ condivido, un po’ no. Scrivevo sempre che sarei tornato, ma poi non lo facevo mai perché magari mi succedeva qualcosa e non riuscivo. Mi è dispiaciuto davvero aver abbandonato questa pagina perché l’ho ‘cresciuta e ci ho messo tutta l’anima per cercare che tutto andasse nei migliori dei modi. Mi sono anche incolpato molto in quanto non riuscivo a togliermi della testa il pensiero che avevo abbandonato chi mi aveva iniziato a seguire da più tempo. Spero di essere stato un punto di riferimento per voi che mi seguite. Quando decisi di eliminare tutti i miei post e le mie 500 storie in evidenza è stato perché mi ero stufato di sentirmi un fallimento; in quel momento la pagina per me era destinata ormai a morire. Credo ancora di aver molto da dare, ma ho 1000 dubbi su che tipo di contenuti proporre in quanto temo che qualsiasi cosa che potrò condividere farà schifo.
Mi dispiace avervi scaricato addosso le mie esperienze così. E da mesi e mesi che volevo farlo, ma non riuscivo mai a trovare il coraggio perché avevo paura delle reazioni. I social sono diventati un vero schifo dove basta una condivisione su un profilo o una pagina e ti arrivano una catena infinita di commenti d’odio che manco fosse chissà cosa. lo non sono qui per insegnare per niente a nessuno e di certo non mi credo un esperto; mi auguro davvero che potrete trarre dei messaggi dalla mia emorragia artistica. Avrei un’infinità di aneddoti che potrei raccontare, ma credo che mi sono dilungato già abbastanza. Per quelli che sono arrivati fin qui vi chiederei di condividere la mia emorragia sui vostri profili, cosicché più persone possano leggere e trovare la forza e l’ispirazione di andare avanti nonostante tutto. Grazie mille per chi ha letto tutto e vi voglio bene!❤️❤️
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